Pisa, arrivano gli ortaggi allo iodio: basta un pomodoro al giorno

Risultati frutto della ricerca congiunta Università e Scuola Normale di Pisa pubblicata su Nature

ARRIVANO GLI ORTAGGI ALLO IODIO: BASTA UN POMODORO AL GIORNO

La perdita dello iodio delle piante viene evitata eliminando il gene responsabile della sua remissione nell’atmosfera in forma gassosa.
Oltre al pesce che contiene iodio in grande quantità e le patate già disponibili da alcuni anni, a breve sulle nostre tavole ci saranno pomodori, carote ed insalate arricchite naturalmente di iodio.

Milano, 7 maggio 2012 – Ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna e del gruppo di ricerca del professor Aldo Pinchera dell’Università di Pisa, hanno pubblicato sulla rivista Scientific Reports, del prestigioso gruppo editoriale Nature.com, la scoperta del meccanismo attraverso il quale è possibile far accumulare una maggior quantità di iodio alle piante.

La carenza di iodio costituisce una delle più importanti componenti di malnutrizione a livello mondiale. “Lo iodio è un componente essenziale degli ormoni tiroidei tiroxina e triodotironina, che regolano la crescita, lo sviluppo del sistema nervoso centrale ed il metabolismo basale” dice il professor Pinchera – “La carenza di iodio ha diversi effetti negativi sulla crescita e lo sviluppo negli animali e nell’uomo. Questi sono definiti disordini da carenza iodica (IDDs) e sono una delle più importanti e comuni malattie umane”. La formazione del gozzo e dei noduli tiroidei sono la più comune conseguenza della carenza iodica nell’adulto.

Lo iodio è abbondante nel pesce e nelle alghe, ma queste ultime non fanno parte della dieta dei paesi occidentali. Lo iodio in frutta e verdura è presente in quantità veramente basse. Le piante assorbono iodio ma, come hanno dimostrato i ricercatori pisani, lo riemettono nell’atmosfera in forma gassosa. Si tratta di una forma metilata dello iodio, dannosa per lo strato dell’ozono: i ricercatori sono riusciti ad aumentare il contenuto di iodio nelle piante eliminando la funzione di un gene responsabile della metilazione dello iodio. Non si tratta di un OGM, ma di una pianta che ha perso la funzione di un gene, in questo caso responsabile della rimozione dello iodio dai tessuti vegetali.

“Abbiamo dimostrato” – prosegue il professor Pinchera – “come il problema della bassa quantità di iodio nei vegetali non derivi dalla loro incapacità di assorbirlo, ma piuttosto di trattenerlo nei tessuti vegetali”. I risultati di questa ricerca aprono nuove prospettive per la iodoprofilassi: nei laboratori pisani sono già allo studio pomodori che accumulano quantità di iodio sufficienti ad apportare l’intera dose giornaliera di iodio in un singolo pomodoro.

Un ulteriore studio dell’Università di Pisa condotto da Ricercatori Endocrinologi, Agrari e Veterinari, ha dimostrato che, arricchendo il terreno e i concimi con iodio, si possono ottenere vegetali e ortaggi che nascono con quantità di questo elemento naturalmente superiori al normale. E’ il caso proprio del pomodoro arricchito, ma anche insalata e carote, che arriveranno a breve sulle nostre tavole forse, in aggiunta alle patate iodate, già disponibili da qualche tempo nel nostro Paese.

Poco sale, ma iodato
Il mezzo più semplice ed economico per incrementare l’apporto di iodio giornaliero consiste nell’uso di sale arricchito con iodio nell’alimentazione quotidiana. Il sale arricchito contiene 30 milligrammi di iodio per chilo, mentre il sale marino ne è privo.
L’uso del sale iodato si è dimostrato un metodo efficace per la prevenzione dei disturbi alla tiroide in tutti i paesi in cui è stato adottato e ricordiamo che in Italia è in vigore dal 2005 una legge che ne prevede e raccomanda la vendita di sale arricchito con iodio. Oltre al sale, è possibile oggi trovare nei supermercati alcuni alimenti “arricchiti” con questo nutriente come i crackers.
L’efficacia della profilassi attraverso l’utilizzo di sale arricchito di iodio non contrasta con le raccomandazioni al contenimento del consumo di sale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e in particolare dell’ipertensione. Basta infatti 1/2 cucchiaino di sale iodato al giorno (5 grammi) per assumere la quantità minima raccomandata di iodio. E’ comunque auspicabile il ricorso a metodi alternativi o integrativi per la iodoprofilassi quali l’arricchimento dei mangimi animali e l’arricchimento dei vegetali per compensare la riduzione del consumo globale di sale per via diretta (sale aggiunto direttamente al cibo) o indiretta (sale presente negli alimenti preconfezionati).

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