Barga, l’ultimo testimone italiano di Auschwitz

Un evento di portata storica si svolgerà a Barga, presso l’aula
magna delle scuole superiori, giovedì 23 febbraio alle ore 11.
L’amministrazione comunale, con il sindaco Marco Bonini e
l’assessore alla cultura Giovanna Stefani, ha voluto celebrare la
Giornata della Memoria accogliendo Piero Terracina – che a Barga
sarà intervistato da Andrea Giannasi – scampato ad Auschwitz dove
era stato deportato per le sue origini ebraiche.
Nato a Roma nel 1928 da un professionista, ultimo figlio, al
compimento dei dieci anni gli viene vietata la prosecuzione della
scuola pubblica a causa della promulgazione delle Leggi razziali
fasciste in Italia. Proseguì dunque gli studi nelle scuole ebraiche
fino a che, nel 1944, dopo essere sfuggito all’arresto durante la
prima retata nel Ghetto, venne deportato con tutta la famiglia in un
treno di prigionieri italiani di origine ebraica.
Ad Auschwitz il prigioniero non aveva nome, gli internati non erano
contati come persone ma come pezzi. Ai prigionieri veniva tolta ogni
dignità. Di quelli usciti dal campo vivi, pochissimi sono riusciti a
sopravvivere, e a tornare ad essere persone degne di essere chiamate
tali. da Roma furono deportati in 1008 e solo 16 tornarono.
Degli 8 componenti della sua famiglia, Piero fu l’unico a fare
ritorno in Italia.
Piero Terracina ricorda: “Ero un ragazzo felice, l’ultimo di una
famiglia di otto persone, protetto dall’affetto di tutti. Tre giorni
prima avevo compiuto 10 anni. il 15 novembre come tutti gli altri
giorni entrai in classe e mi diressi verso il mio banco ed ebbi la
sensazione che i miei compagni mi osservassero in modo insolito.
L’insegnante fece l’appello ma non chiamò il mio nome; soltanto alla
fine mi disse che dovevo uscire e alla mia domanda: ‘Perché? Cosa ho
fatto?’ Mi rispose : ‘Perché sei ebreo.
Mi sentii smarrito, provavo rabbia e mi rendevo conto che stavo
subendo una terribile ingiustizia. Ero stato educato all’ amore per
lo studio e mia madre non tralasciava occasione per ricordarmi che
riuscire nello studio era il mezzo per riuscire nella vita e pensai
subito alle sue parole. Andai con il pensiero al mio futuro e mi
vedevo costretto a dover svolgere i lavori più umili per vivere. E
poi gli amici. Erano tutti lì in quella classe. Avrei potuto averli
ancora come amici? No, non fu possibile. Non è mai arrivata una
telefonata di un genitore per avere notizie. Tutti spariti. Ci sarà
pure stato qualcuno che non era fascista, eppure nessuno ha mai
mostrato indignazione per quello che stava accadendo ma neppure
solidarietà. Evidentemente era una cosa che non riguardava la
gente,ma riguardava gli altri e gli altri eravamo noi Ebrei.
Passai subito alla scuola ebraica che era stata organizzata in tutta
fretta per accogliere quel gran numero di ragazzi cacciati dalle
scuole di ogni ordine e grado (anche non governativa, recitava la
legge). Non fu certo difficile formare un corpo insegnante molto
valido per il fatto che tutti i docenti ebrei dalle elementari
all’università avevano dovuto abbandonare anch’essi la scuole
pubbliche e si erano improvvisamente trovati senza lavoro.
Il primo anno, in quinta elementare, fu un anno di transizione.
Molti disagi anche per la mancanza di spazi adeguati. Nacquero però
subito tra i correligionari, che in precedenza non avevo mai
frequentato tranne i miei cugini, delle nuove amicizie e alcune
delle mie amicizie di oggi sono ancora quelle nate allora. Poi
l’anno successivo le medie, in quella che era certamente una scuola
diversa, non solo per la capacità che gli insegnanti dimostravano
nella disciplina che erano chiamati ad insegnare, ma anche per la
loro qualità di educatori. Alcuni conoscevano le nostre famiglie e
se lo ritenevano necessario ci seguivano anche al di fuori della
scuola. Ho un ricordo molto bello dei miei insegnanti e in
particolare del preside, il professor Cimino, un giovane professore
non ebreo che era stato nominato dal Ministero. Entrava spesso nelle
classi e ci incitava a studiare perché, diceva, voi e soltanto voi
dovete e potete dimostrare che, malgrado quello che vogliono far
credere non siete inferiori agli altri giovani della vostra età e
queste parole erano per noi uno stimolo molto importante.
Ma quella scuola funzionò soltanto fino all’anno scolastico 1942/44.
Poi con l’ 8 settembre e l’occupazione tedesca ci fu il precipitare
degli eventi: la fuga dalle nostre case braccati dai fascisti, la
consegna, me e i miei familiari insieme a migliaia di nostri
correligionari, ai loro alleati tedeschi per essere portati a morire
per gas nei lager dell’est e per essere dati alle fiamme nei forni
crematori. Fummo traditi per 5000 lire a persona da un ragazzo
fascista che tra l’altro corteggiava mia sorella. 8 persone totale
40.000 lire. A quei tempi era una bella cifra. Vennero 7 SS in pieno
assetto di guerra, urlando cose incomprensibili. Eravamo tutti
insieme per festeggiare la pasqua ebraica.
Fummo portati a Fossoli, e poi ad Auschwitz.”

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Andrea Giannasi editore

Garfagnana editrice – www.garfagnana-editrice.it
Il Giornale di Castelnuovo di Garfagnana – www.ilgiornaledicastelnuovo.it
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